COS’E’ L’OUTDOOR EDUCATION

A livello internazionale si chiama outdoor education, ma assume una denominazione specifica a seconda del Paese, in Italia ad esempio si chiama “educazione attiva all’aria aperta”. È un metodo pedagogico-educativo che pone l’accento sull’importanza della vita all’aria aperta nella crescita infantile. Il nostro stile di vita, soprattutto per chi vive nella grandi città, penalizza le uscite al parco: i genitori lavorano e spesso non hanno tempo, le scuole preferiscono far trascorrere l’intervallo in classe e, per paura dell’inquinamento, si riducono le uscite. Niente di più sbagliato! Questo approccio educativo, infatti, sottolinea come le uscite all’aria aperta non siano un semplice sfogo o un momento di gioco sostituibile con attività al chiuso, ma un vero e proprio momento di formazione: amplifica i sensi e la capacità di osservazione, è fonte di esperienze impossibili in casa o in aula, stimola la curiosità, insegna alla pazienza, alla collaborazione, favorisce lo sviluppo psicomotorio ed empatico, facilitando i bambini nello sviluppo delle capacità relazioni.
RALLENTIAMO!
La tecnologia accelera sempre più i tempi: se scrivi a qualcuno non devi aspettare che la lettera arrivi e un’altra ti venga spedita, ma in pochi secondi prende vita una conversazione, se desideri qualcosa, basta un click per ottenerla. Stare all’aria aperta, invece, insegna ai bambini la pazienza: la natura ha i suoi tempi e tutti noi dobbiamo sottostarvi. Ci vuole qualche giorno perché un fiori nasca e sbocci o perché un uovo si schiuda: questa consapevolezza aiuta i nostri figli a rallentare e a capire che nella vita non avviene tutto subito, ma ci vuole pazienza.

INSEGNA L’EMPATIA

Leggendo i giornali e guardandoci intorno quotidianamente, scopriamo come ormai la legge dell’ognuno per sé sia diventata quella più applicata. Giocare all’aperto insieme agli altri bambini, dove non emerge il bisogno del possesso (di un gioco, di un libro), aiuta i bambini a fare gruppo: si muovono insieme in un ambiente dove non c’è nulla da possedere, ma tutto da esplorare e scoprire. Questo insegna che oltre al mio e al tuo, esiste anche il nostro: “insieme abbiamo costruito una diga di sassi lungo un fiumiciattolo, perché da solo sarebbe stato impossibile” o ancora “insieme ci siamo spinti più in là nell’esplorazione del parco, perché da solo avevo paura”.

AIUTA LA PSICOMOTRICITA’

Le nostre case, ormai, sono sempre meno a misura di bambino: gli spazi sono spesso inadatti, troppo piccoli perché i bambini possano usarli come “palestra” per le proprie abilità motorie. Scoprire il mondo esterno significa camminare, correre, saltare, arrampicarsi e fare tutta una serie di movimenti che in casa sono preclusi, ma che sono fondamentali per conoscersi e acquisire sicurezza. Correre anche qualche rischio (arrampicarsi con la paura di cadere, correre con il rischio di inciampare) è propedeutico da un lato perché aiuta a mettersi in gioco e a vincere le proprie paure e, dall’altro, perché insegna a valutare le diverse situazioni, a conoscere il pericolo e i propri limiti.
Certo, da adulti possiamo avere paura che, cadendo, si facciano più male del previsto: viviamo in una società che abitua alla paura e noi, di conseguenza, la riflettiamo sui nostri figli. Non fatevi però bloccare dalla paura: se da adulti è normale conoscere i pericoli, è anche ingiusto proiettare le nostre inquietudini (spesso, diciamocelo, infondate) sui bambini, privandoli di importanti momenti formativi. D’altronde, ricordiamoci che per imparare a camminare ogni bambino deve cadere qualche volta! Ovviamente, voi non lasciateli mai soli: siate pronti a intervenire se la situazione li espone a rischi eccessivi, ma se il massimo che gli può capitare è sbucciarsi un ginocchi, lasciateli sperimentare!

NON FATEVI FERMARE DAL FREDDO!

È dal Nord Europa che ci arrivano questi stimoli: lì, nonostante le temperature spesso molto rigide, i bambini escono spesso. Basta coprirli in modo adeguato! Sin da neonati è consigliato portare fuori i bambini, ma fino ai 3 anni va fatta particolare attenzione agli sbalzi di temperatura, perché i più piccoli non hanno ancora la capacità di termoregolarsi. A parte questo, basta coprirli bene e non troppo e via, tutti fuori. Vi basterà toccarli dietro la nuca per capire se sono coperti in maniera adeguata: se sono sudati, togliete uno strato, se viceversa sono freddi, copriteli di più.